19 maggio 2009

Licei in fiamme per amore d'Irlanda !

La ShamRock band prosegue il Tour e mette a ferro e fuoco i licei!!

Il 14 Giugno si chiude con fragore il Liceo Alexis Carrel:




Ma prima, ancora, il 7 Giugno tocca chiudere anche il Liceo Frassati di Seveso:

21 aprile 2009

La novita' dell'anno: the ShamRock Band !



Una serata di grande musica si e' tenuta lo scorso 19 Aprile !

The ShamRock Band
19 Aprile 2009
(Parrocchia s. Vincenzo de’ Paoli)


1. Marschlua ui neill (O’Neill March) *
2. Whiskey in the jar
3. Cockles and mussels (Molly Malone)
4. Star of the County Down
5. Kesh jig *
6. The Town I Loved So Well
7. Mormond braes
8. Young Catherine *
9. The Foggy Dew
10. From Clare to Here
11. Galway bay
12. Bretone 1 *
13. Only Her Rivers Run Free
14. The Fields of Athenry
15. Atholl Highlander *
16. Jerry’s Bearer *
17. Home Boys Home
18. The Wild Rover
19. I’ll Tell Me Ma


The ShamRock band:
Eleanor – voce, mani
Giorgio – voce, chitarra, tin whistle
Zott – fisarmonica, piede ritmico
Pier – violino, cultura d'irlanda
Mr Xmas – tin whistle, chitarra, armonica, mandolino
Ste – banjo, voce

18 aprile 2009

But I tell you one thing..

"..nobody can sing like Blind Willie McTell".
Una cosa è sicura: tu proprio non puoi cantare come Blind Willie, Mr Zimmerman.

Mercoledì scorso, il 15, eravamo al Forum a vedere lo zio Bob. Come mancare? E' sempre un'occasione di vedere belle facce, facce in cui è visibile la narrazione di un gran numero di cose viste e vissute. Anche musicalmente parlando ne hanno viste di cose, queste facce.
Prima di entrare, in mancanza della salsiccia (a proposito: ma perchè al Forum non c'è il botteghino con salsiccia e cipolla?!) parte il dilemma hot dog o pizza? Nessun dubbio invece sulla birra media. Quella annacquata, nei bicchieroni di plastica.
E poi le due facce trovate in modo inaspettato, facce tese perchè non si riuscivano a trovare i biglietti e la stampante al botteghino si era inceppata. Nonchè la rabbia per la classica scena di quello bloccato al cancello del parterre, che non lo fanno entrare perche' munito di biglietto non numerato del secondo anello (sai, quello che costa meno..).
Scene da musica "viva" (live appunto). E di sicuro questa è stata la parte migliore della serata.

Il resto della serata (ovvero il concerto) segue in un modo talmente, stancamente e terribilmente uguale a se stesso, di pezzo in pezzo, che non vale neanche la pena di citare i brani sentiti.
Sentiti? Mah.. L'acustica del Forum non aiuta per nulla, certo. Ma quello era in ogni caso un polpettone indigesto di versi e abbozzi di suoni irriconoscibili. Quel poveretto in fondo si è affaccendato tutta la serata a prendere strumenti vari, compreso un violino, ma tanto secondo me si erano dimenticati di connettere il suo jack all'ampli. Missing.

Una carrellata irriconoscibile e sconcertante. Compresa, su Just Like a Woman una scenografia da coretto della scuola (scuola americana) con tutte le stelline per la festa dell'albero, una volta conosciuta come festa di Natale.

Alla fine mi è difficile allontanare il pensiero che Bob lo faccia apposta. Sprezzante verso i fan che in ogni caso applaudono.
E' triste ma è così. E il problema è che questo pensiero ci azzecca pure con il personaggio. Sempre meglio, forse, che pensare che abbia proprio perso il controllo della sua mente.
Uno come Bob che ha scritto quello che ha scritto e che ha suonato quello che ha suonato, non può non accorgersi di quello che ha fatto e suonato l'altra sera. Non può. Non può non accorgersi di come suona l'armonica (due-note-due!) in particolare sulla Blowin' in the wind finale. Non può non accorgersi di quanto sia orribile quel modo saltellato di cantare e la cantilena che partiva nella seconda metà di ogni canzone.
Non può non accorgersi che dopo l'unica canzone non bella ma almeno decente della serata, la arcisentita Watchtower, ci ha ammazzato con la penosa Spirit on the water e quella inascoltabile Blowin' in the wind, con la già citata performance all'armonica..
All'amico seduto di fianco a me, compagno di sventura, avevo promesso che se avesse finito con una orribile Blowin' in the wind mi sarei saltato i suoi prossimi due concerti... E purtroppo tendo ad essere uomo di parola.
Fare thee well, Mr Taburine.

23 marzo 2009

Hanno ucciso Billy una seconda volta

Pare che una band americana si aggiri per l'Europa mietendo vittime illustri.
Stavolta e' toccato al ragazzino Bill, passato alla storia come Billy The Kid.

"Ma come" diranno le persone con piu' conoscenza dei fatti, della storia o quantomeno dei miti americani ai tempi dell'old wild west "non era gia' morto?"
Pare infatti che in Svezia si sia ucciso un uomo morto.

Certo, la storia che tutti conosciamo aveva un altro spessore, un altro coinvolgimento umano. Una storia durata una vita, anzi due: la vita di Billy e la vita dell'amico Pat.
Questa invece e' una storia da 6 minuti. Tanto dura ormai qualsiasi canzone nel Nostro, dopo i fasti in cui di canzone da 6-minuti-6 ce n'era una sola, LA canzone per antonomasia (trattasi di "Like a Rolling Stone", of course).
Ora invece tutte le canzoni durano 6 minuti, da Summer Days a Stuck Inside of Mobile.. e da ieri anche Billy.
Ole'. Fiesta. Corona con limone per tutti.

Billy e' una delle canzoni cui sono piu' affezionato. Sicuramente anche per il fatto che quella colonna sonora ("Pat Garrett & Billy the Kid") e' uno dei primi vinili che ho consumato con le orecchie e con gli occhi. Ma ve la ricordate la foto di Billy in ginocchio con un Rifle puntato sul petto?

Almeno lui (Billy) --o lei (la canzone) che dir si voglia-- fino ad ora era sopravvissuto.. Un'ultimo sopravvissuto degli anni '70.
Ma da ieri no. E' morto di nuovo ucciso da una performance con i 6 minuti canonici delle performance di questi ultimi 5 anni, con la band e i suoni canonici di questi ultimi anni, la armonica e il piano canonici..

Ma quando la seconda e terza strofa si meritano il trattamento vocale, di sillabazione saltellante allo stesso modo in cui le rigide mani saltellano sui tasti della pianola gialla... li' ho avuto una lacrimuccia all'occhio.
E non era una lacrimuccia di gioia.

25 gennaio 2009

I saw the llight

Non e' un errore, la canta proprio cosi'.

Mi sono rassegnato. Adoro la musica americana, country, folk. Massi' anche il bluegrass, ma preferisco canzoni che non superino le prime due-tre decadi del 900. Chitarra e voce. Nude. Crude. Quando in 2 minuti, con sole sei corde di metallo e due corde vocali dovevi cantare tutto quello che in una vita non riesce a stare: l'incontro con due occhi che ti entrano nell'anima, il tuo cuore che esplode per un sorriso, il dolore che non si lenisce per una partenza, la tua ombra riflessa negli occhi della signora che non perdona, il fischio del treno, vedere il bene e fare il male, la presenza celata nella nebbia, il perdono, l'abbraccio con un amico ritrovato, il mistero di un figlio.

Non e' una scoperta nuova, lo so da tanto. Ho sognato a lungo il cofanetto della Anthology of American Folk Music e consumato The Unbroken Circle. Trovo magnetiche anche le vecchie voci rotte dall'eta', che immagino abbracciare una chitarra o un banjo sotto il portico in qualche terreno del Kansas. (Cosa che, fra l'altro, mi fa' perdonare un pochino la voce del vecchio Bob).
E amo chi ne riprende l'essenza: come Dylan quando canta This Old Man, Give My Love To Rose fatta da J.Cash, Frankie fatta da Beth Orton e Henry Lee da Nick Cave, The Band, ...

Venerdi' scorso mi sono divertito a preparare un breve CD per mia figlia visto che a scuola, per imparare le decine, stavano organizzando una caccia alle pepite e andavano vestiti da cowboy.
Nel CD sono finite sette canzoni e chiaramente potrei rifarne altri 100 con tutte combinazioni diverse..
Scelta non facile in una sera, e dovendo mischiare cio' che amo con musiche che potessero piacere a bambini di prima elementare --tralasciando, ahime, la mia vena piu' 'triste'-- , scegliendo tra canzoni che avessi gia' avuto modo di farle sentire e di raccontarle (cosa che mi da enorme soddisfazione) e tra quanto avevo disponibile al volo in una sera.

Della tracklist sono in ogni caso soddisfatto ed e' la seguente:
1. Keep On The Sunny Side (The Whites, O Brother Where Art Thou )
Splendido squarcio sulla depressione anni 20, reso alla grande nel film.
2. Red River Valley (da Mickey's Top 40 Tunes :-)
Gran classicissimo. Amo questa canzone anche perche' mi fu cantata da un carissimo amico americano la sera che dovevo ripartire per l'Italia. Dopo qualche giro di birra e un po' di vodka, eravamo un po' alticci per l'emozione e con la chitarra in mano abbiamo ripetuto quanto fatto qualche mese prima la notte della nascita di sua figlia, e abbiamo cantato canzoni straccia-cuore fin quasi all'alba (da Napoli al Colorado). Nonostante i vapori dell'alcool ho la fotografia nitida di quella sala come fosse ieri.
3. Diamond Joe (B.Dylan, Masked & Anonymous)
Non so neanche cosa dica, ma so che mi si e' aperto il cuore quando mia figlia in macchina ha esclamato "papa' mi rimetti quella bellissima canzone su Joe di Dylan?"
4. I Saw The Light (H.Williams)
Quando canta "I Saw the llight" (con due o tre 'l') si sente che non sa piu' come mettere tutto il cuore in cio' che canta.
5. I Find Jesus (The Nitty Gritty Dirt Band, Will the Circle Be Unroken III)
Gran canzone, allegra e diversa per dare le varie tonalita' di questo genere di musica.
6. Mama's Opry (IrisDeMent con NGDB, idem vol III)
Questa e' splendida. Ha una ambientazione da favola. Una favola polverosa, of course, mentre ballano sulle assi di legno. Una lode alla mamma che confessa con gli occhi lucidi di sognare di cantare un giorno alla Grand Ole Opry (stardome del country), mentre la figlia si rendera' conto che la vera Opry era in casa loro mentre cantavano davanti alla radio o stendendo i panni.
7. Pay Me My Money Down (B.Springsteen, The Seeger Sessions)
Chiaro che Springsteen non c'entra niente con questo post.. ma The Seeger Sessions e' un gran disco ed uno dei pochi dischi di springsteen che riascolto in continuazione. Finale forte, e poi i miei figli adorano soprattutto questa canzone e la sanno tutta.

Poi la volta che ho sentito Red River Shore... ma di quello ho gia' scritto.

14 gennaio 2009

Gotta Serve Somebody

"Un ambasciatore di Inghilterra o di Francia". Così inizia la straordinaria canzone che ha l'ulteriore merito di introdurci in quella che sarà una nuova sfida di Dylan al mondo. Una sfida tutta particolare, quella della sua conversione al cristianesimo, musicalmente espressa in una trilogia di album tra il 1979 ("Slow Train Coming", in cui compare appunto Gotta Serve Somebody, quindi "Saved" nell'80) e il 1981 ("Shot of Love").
"Puoi essere un ambasciatore / un giocatore d'azzardo / un campione dei pesi massimi".
Inizia un po' alla lontana, con figure distanti da chi ascolta, forse per introdurre più morbidamente il terribile messaggio che deve dare: "Se non servi Dio servi il demonio", non c'è una terza scelta.
E' solo quando sorge dal sottosuolo il coro di voci ad eco del secondo ritornello che si mette a fuoco il senso di inquietudine: la batteria inesorabile, il basso che incalza, il fatto che un certo modo di fare musica "scalciando su di un palcoscenico" (stage) fa rima con "avere delle donne in gabbia" (cage), si mettono a fuoco le liriche che non lasciano scampo, sospirate con una sillabazione di rara chiarezza.
La scelta intanto (Dio o il diavolo) si avvicina:
"Puoi essere un soldato / Puoi essere ricco o povero / un muratore / un barbiere".

Qualunque cosa tu faccia "Che ti piaccia vestire cotone o seta / Che tu beva latte o whiskey" o porti tutta la domanda del destino o ti allontani di un passo dal tuo cuore.

La canzone, presentata live negli anni, oscillerà tra la potenza della certezza di poggiare su di una roccia e versioni che invece sottolineano l'inquietudine di fronte a questa possibilità sempre aperta.


"Attenzione! Pericolo di vita o di morte. Sempre"
Così amava provocarci Andrea, un carissimo amico, pur nelle cure chimioterapiche, traboccante di vita.

Puoi essere un muratore che tira su una casa,
puoi vivere in una lussuosa residenza o sotto un ponte,
puoi possedere delle armi o perfino dei carrarmati,
puoi essere il padrone di case altrui o puoi anche possedere banche

Può piacerti vestire cotone o vestire seta,
può piacerti bere whiskey o può piacerti bere il latte
può piacerti mangiare caviale o mangiare pane,
puoi dormire per terra o su di un letto a doppia piazza

Ma devi servire qualcuno, proprio così,
devi servire qualcuno,
Può essere il demonio o può essere il Signore
Ma devi servire qualcuno




Pubblicata su "Slow Train Coming", 1979

(Giorgio Natale, "Help! Il grido del rock")

4 dicembre 2008

Almost Famous: quel punto che "non torna"

"Non è quello che c’è, ma quello che rimane fuori: questo e’ il rock’n’roll".
Come un breve assolo che colpisce in profondo, questa frase ci ricorderebbe il valore della migliore musica rock: puntare dritto a quel punto che "non torna".
Ma, in piena coerenza, la frase viene tagliata fuori dalla versione cinematografica del film..
La mia esperienza e' che le canzoni prodotte alla perfezione, anche le piu' belle, prima o poi si esauriscono. Le si archivia.
La canzone che non finisce mai invece e' quella che non chiude, che non e' finita, che lotta (avete presente le statue dei Prigioni di Michelangelo?), che apre --apre una ferita, apre una possibilita', apre un mondo--, la canzone che lascia spazio alla tua liberta' di entrare, di partecipare, di gridare.
E' quello che manca.

Film DA VEDERE!



Vi riporto sotto una bozza di Commento allo splendido film "Almost Famous" (cui ho contribuito con il pezzo sopra riportato).

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Quasi famosi (di Cameron Crowe)

Commento
“Non è quello che c’è, ma quello che rimane fuori: questo e’ il rock’n’roll”. Come un breve assolo che colpisce in profondo, questa frase ci ricorderebbe il valore della migliore musica rock: puntare dritto a quel punto che “non torna”. Ma, in piena coerenza, la frase viene tagliata fuori dalla versione cinematografica del film..
Basato sulle esperienze realmente accadute al futuro regista Cameron Crowe, giovanissimo giornalista rock nel 1973, è una ricostruzione di un’epoca storica in cui la musica rock ancora faceva rima con innocenza e passione. Per la prima volta in un film su questa musica gli stereotipi del “sesso & droga” sono messi in secondo piano, sottolineando invece il profondo senso di mistero e di scoperta di se stessi legato alla musica rock (emblematica la scena iniziale in cui la sorella maggiore lascia al piccolo protagonista la sua collezione di vinili, con un biglietto con la scritta “ascolta questo disco con una candela accesa e vedrai il tuo futuro").
Il film rappresenta benissimo l’idea che nella musica rock – di quel periodo storico, naturalmente – ci sia una tensione ideale capace di esprimere i tanti tumulti dell’animo, specialmente giovanile.
Significativa la scena in cui la figlia maggiore, durante l’ennesimo scontro con la madre, utilizza l’ascolto di una canzone di Simon & Garfunkel per comunicare i suoi sentimenti.
Viene esaltato anche il senso di amicizia che lega gli appassionati, siano essi giornalisti, musicisti o ragazze innamorate: la scena sul pullman, dopo il litigio tra il cantante e il chitarrista del gruppo, in cui tutti si uniscono a cantare una gran canzone di Elton John, illumina il film con l’evidenza di un abbandono possibile alla positività cui ciascuno aspira che resiste nelle situazioni più difficili, ognuno lascia da parte il proprio punto di vista ammettendo che l’amicizia ti permette di dire di sì alla vita, comunque essa si presenti.
Essere in tournée, però, finisce per diventare una “realtà” che si sostituisce alla realtà della vita vera (quando Penny dice a William, che vuole tornare a casa: “Questa è la tua casa adesso”). Una utopia destinata a crollare una volta che tutti i limiti (gelosie, tradimenti amorosi, rivalità etc) delle persone vengono a galla, e per questo il film è anche un bellissimo resoconto del viaggio che porta dall’innocenza dell’adolescenza allo scontro con la realtà del diventare adulti (emblematica la frase che Penny che rivolge al protagonista: “Sei troppo buono per il rock’n’roll”).
Come caratteristica di quasi tutti i film di Cameron Crowe, però, il film ha un lieto fine, sottolineando che nonostante tutto è possibile preservare la cosa più importante, e cioè l’amicizia (tra il chitarrista Russell e il giovane protagonista).



Note
GOLDEN GLOBE 2001 COME MIGLIOR FILM BRILLANTE E A KATE HUDSON COME MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA.

OSCAR 20001 PER LA MIGLIOR COLONNA SONORA

27 ottobre 2008

L'inno: c'è una crepa in ogni cosa

Anthem, Leonard Cohen
(da "The Future", 1992)

"Lascia perdere le offerte perfette, c'è una crepa in ogni cosa".

"C'è una crepa in ogni cosa" sospira anche il coro. Leggendo il testo a posteriori ho pensato che me lo sarei potuto aspettare. Ma al primo ascolto, pur riuscendo a seguire quasi completamente il testo, quando sono arrivato al ritornello ho avuto un colpo.
L'ambientazione del disco ("The Future") vuole richiamare fin dalla copertina qualche tono leggermente apocalittico sulla situazione attuale e porre domande inquietanti sul futuro. Poi arriva "Anthem", che già poteva fare pensare a una nuova "Blowin' in the wind" o una "Born in the Usa".
Invece la canzone inizia discreta, proprio con un grande senso di aspettativa:
"Gli uccelli hanno cantato / al sorgere del sole / "Inizia di nuovo / - li ho sentiti dire - / non indugiare su ciò che è stato / o su ciò che non è ancora".
Ed è da notare che questa è l'unica strofa (anzi, mezza strofa) in cui gli archi sostengono la voce con quei crescendo leggeri, aumentando il senso di attesa. Si passa dunque alla condizione drammatica in cui ci troviamo: "Ah, le guerre si combatteranno ancora / e la colomba non sarà mai libera". E forse è questo il motivo per cui il ritornello giunge così inaspettato.
Abituati come siamo ai cliche' del disfattismo, basta questa seconda metà della strofa e ci siamo già dimenticati della prima e della sua speranza.

"Suona le campane che ancora riescano a suonare" (...e scusate ma devo confessare che una grande emozione coglie a questo punto un amante di "Oh Mercy" (Bob Dylan, 1989) dove si trova la commovente "Ring them bells"...)
"Suona le campane che ancora riescano a suonare / Lascia perdere le offerte perfette / C'è una crepa in ogni cosa / Ed è così che la luce può entrare".
Ma cosa puo' sostenere una persona a scrivere questo ultimo verso, così speranzoso?

"Abbiamo chiesto dei segni / e li abbiamo avuti: / nascite tradite /"(addirittura l'aborto!) "e matrimoni spezzati", i tradimenti della politica "mentre i killer 'lassù in alto' / alzano preghiere a gran voce". C'e' anche questo, certo.
"Puoi mettere assieme le parti / ma non otterrai la somma".
Lo stesso dicasi per questa canzone. Puoi esaminare la dizione praticamente perfetta, l'espressività che ha pochi termini di paragone, il senso di aspettativa unico, l'uso delle vocalist, il testo geniale e poetico... ma tutto assieme non dice appieno della esperienza che provo ogni volta che ascolto questa canzone.
Ho cercato in tutti i modi di non descrivere questa canzone in modo didascalico, con una analisi del testo. Perché odio quando si apostrofa un autore di canzoni come un poeta. Un poeta scrive poesie, qui la canzone si apre un varco da sola verso la crepa del tuo cuore e lì vi riposa.

"Ogni cuore, ogni cuore / giungerà all'amore / ma come un rifugiato".
Alla fine la crepa è tutta nostra, ne siamo ben consapevoli. Ma la luce no, la luce la possiamo cercare come dei rifugiati che cercano qualcuno in grado di accoglierli così come sono.
Chi l'ha provato lo sa: uno arriva addirittura ad affezionarsi alla propria 'crepa' se trova qualcuno in grado di prendersene cura.

Ragman
(8 Luglio 2008)

PS: Si ringrazia sentitamente l'amico e maestro Paolo Vites per la precedente pubblicazione sul suo blog:
http://gamblin--ramblin.blogspot.com/2008/07/linno-c-una-crepa-in-ogni-cosa.html

14 ottobre 2008

Toccato dalla grazia sulle rive del fiume rosso


Red River Shore
, una autentica gemma emersa con la pubblicazione del Volume 8 della già straordinaria serie delle Bootleg Series (http://www.bobdylan.com/#/music/tell-tale-signs)

Che dolce malinconia nella mani che sfiorano le corde fin dai primi arpeggi.
"Qualcuno spegne la luce e si affida al bagliore della luna piena". Il tono e' di quelli che hanno a che fare con la morte e gli angeli.
"Di tutte le ragazze che mi volevano una sola ne ho mai voluta e ho provato a farne mia moglie". Subito, di schianto, ho capito che era lei: "Piu' vera di un gran sogno che non so dove sia finito lei era vera alla vita era vera a me". E non posso piu' sfuggire la memoria dell'unica che adorero' per sempre. "Viviamo all'ombra dei ricordi, intrappolati nelle cose, e io ho sempre cercato di non ferire nessuno, di stare lontano dal male. Ma dopo aver fatto e detto tutto, io non so quale sia il punteggio, quale sia il punto, tutto quello che so e' che ogni nuovo giorno senza di lei e' un giorno perso.
E anche se sono straniero in terre sconosciute so che quello e' il mio posto, girando e vagando vicino a lei. Ma quando ho provato a tornare la', per sistemare la faccenda, la gente mi guardava senza sapere di chi parlassi. La grazia di un incontro cosi' non la posso ricreare io. Come vorrei aver passato ogni giorno della mia vita con lei!
E sara' che l'unica possibilita' di salvezza viene da un altro mondo ("le carte che hai in mano non valgono niente/ a meno che non vengano da un altro mondo" da un altro significato); sara' la struttura melodica che ricalca perfettamente il ritornello; o sara' che, come quella, mi ha colpito dritto al cuore, ma qui c'e' qualcosa di "Series Of Dreams".
E finisce: ho sentito di un tipo vissuto tanti anni fa, un uomo capace di tanto dolore, che se qualcuno fosse morto vicino a lui sapeva come riportarlo in vita.
Non so che linguaggio usasse o se queste cose succedano ancora, a volte mi sembra che nessuno mi abbia mai guardato, mai conosciuto, tranne la ragazza della riva del fiume rosso.

buon ascolto!
ragman



Ps: Thanks so much to PV per averlo postato in precedenza sul suo onoratissimo blog (qui: http://gamblin--ramblin.blogspot.com/2008/10/toccato-dalla-grazia-sulle-rive-del.html)